RUGGERO PASSERI

FESTA MINIMA

Chiamarlo un anno difficile è un eufemismo. Nessuno se lo aspettava, che potesse succedere. Vivevamo belli incartati in una limitata e soffice incertezza, lavori precari, pensioni e stipendi così così. Poi però c’era il sabato per un giro al centro commerciale e per la pizza con gli amici. Ultimamente avevamo fatto persino l’abbonamento a Netflix, e ci sentivamo piuttosto bene.
Poi è arrivato lui, il virus, bastardo e infinitamente piccolo. Ha cambiato le cose in pochi mesi a tutti noi che pensavamo di essere molto bravi e infinitamente grandi: interi continenti e milioni di persone alle prese con la parola “epidemia”, quella stessa che prima di allora si sentiva ogni tanto nei notiziari che ne parlavano solo per paesi sconosciuti e lontani, e che comunque – si sapeva -non poteva riguardare noi. E’arrivata pure quella strana parola inglese, che pochi avevano sentito prima: lockdown. Una delle poche parole straniere di cui rapidamente tutti hanno compreso il significato. Sono passati così tanti mesi di una guerra silenziosa, scandita soltanto da cifre quotidiane e ossessionanti. Fuori la vita si è fermata, i negozi hanno abbassato le saracinesche, siamo rimasti tutti chiusi in casa e abbiamo annientato i desideri. Così, dopo tanto, tantissimo tempo, stanchi e smarriti, siamo arrivati a Natale.
Quest’anno nella mia città tutto ha perso splendore. E’ stata, diciamo, una festa minima. Qui, in periferia, le abitazioni mostravano lievi segni di vita, strisce di luci intermittenti appese ai balconi e rese spettrali e assurde dalle strade semideserte. Ora poi, che il Natale è passato, e il Capodanno è stato salutato in pochi minuti con la rabbia di botti e fuochi d’artificio come artiglieria, è tornato il silenzio dell’attesa, e la sera alle finestre dei palazzi restano piccoli bagliori di led, stelle comete di plastica, palline colorate ormai opache, segni di un festa che comunque non c’è stata e non si sa tanto bene se sarà di nuovo la stessa. Passerà, sicuramente. Ci vorrà tempo, ci vorrà tempo.

Le foto della racccolta sono state scattate tra il 27 dicembre 2020 e il 4 gennaio 2021 nei quartieri romani: Tufello, San Basilio, Tiburtino, Prenestino e Don Bosco.


To call it a difficult year is an understatement. Nobody expected that it could happen. We were living nicely wrapped in limited, fluffy uncertainty, precarious jobs, pensions and so-so salaries. But then there were Saturdays for a trip to the mall and pizza with friends. Lately we had even subscribed to Netflix, and we were feeling pretty good.
Then it came along, the virus, bastard and infinitely small. It changed things in a few months for all of us who thought we were very good and infinitely big: whole continents and millions of people grappling with the word "epidemic," the same one that before then was heard every now and then in the news that talked about it only for unknown and distant countries, and that anyway- we knew -could not concern us. There also came that strange English word, which few had heard before: lockdown. One of the few foreign words whose meaning everyone quickly understood. So many months of a silent war passed, punctuated only by daily, haunting figures. Outside life came to a standstill, stores dropped their shutters, we all stayed locked in our homes and annihilated desires. So, after a long, long time, tired and lost, we arrived at Christmas.
This year in my town everything lost its splendor. It was, let's say, a minimal celebration. Here in the suburbs, homes showed faint signs of life, strips of flickering lights hanging from balconies and made ghostly and absurd by the half-deserted streets. Now then, that Christmas has passed, and New Year's Eve has been greeted in a few minutes with the rage of bangs and fireworks as artillery, the silence of expectation has returned, and in the evening at the windows of the buildings there remain small glimmers of LEDs, plastic comet stars, colored balls now opaque, signs of a celebration that in any case has not been there and it is not so clear whether it will be the same again. It will pass, for sure. It will take time, it will take time.

The collection photos were taken between December 27, 2020, and January 4, 2021, in the Roman neighborhoods of Tufello, San Basilio, Tiburtino, Prenestino, and Don Bosco.

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