Museo Civico di Zoologia
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Museo Civico di Zoologia
S. Giovanni dei Fiorentini, Via Giulia.
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S. Giovanni dei Fiorentini, Via Giulia.
Vecchio Gasometro, Via Ostiense.
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Vecchio Gasometro, Via Ostiense.
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Ex Mattatoio, Testaccio.
Nuova Fiera di Roma,Romics 2018.
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Nuova Fiera di Roma,Romics 2018.
Stazione Metro B "Piramide"
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Stazione Metro B "Piramide"
Piazza Vittorio Emanuele; fine del Capodanno Cinese
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Piazza Vittorio Emanuele; fine del Capodanno Cinese
MAAM, via Prenestina, Roma.
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MAAM, via Prenestina, Roma.
Via Paolina.
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Via Paolina.
Villa Doria Pamphili
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Villa Doria Pamphili
Natale di Roma, Circo Massimo, 2018
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Natale di Roma, Circo Massimo, 2018
Deposito di Surplus Militare, G.R.A.
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Deposito di Surplus Militare, G.R.A.
Villa Doria Pamphili
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Villa Doria Pamphili
Spinaceto.
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Spinaceto.
Cosplay a "Lungo il Tevere"
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Cosplay a "Lungo il Tevere"
S.Maria della Vittoria, Roma. Presepe.
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S.Maria della Vittoria, Roma. Presepe.
San Pietro in Vincoli.
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San Pietro in Vincoli.
Fermata Metro Rebibbia
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Fermata Metro Rebibbia
Museo della Civiltà Romana (EUR)
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Museo della Civiltà Romana (EUR)
Porta Maggiore, 2017
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Porta Maggiore, 2017
Ex-Metropolitan, Via del Corso.
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Ex-Metropolitan, Via del Corso.
Fiera Antiquaria, Ponte Milvio.
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Fiera Antiquaria, Ponte Milvio.
Capodanno Cinese a Piazza del Popolo.
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Capodanno Cinese a Piazza del Popolo.
Piazza San Silvestro.
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Piazza San Silvestro.
Museo delle Cere.
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Museo delle Cere.
Villa Spada.
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Villa Spada.
Piazza San Cosimato.
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Piazza San Cosimato.
Via Palmiro Togliatti.
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Via Palmiro Togliatti.
via Prenestina Vecchia.
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via Prenestina Vecchia.
Villa Doria Pamphili.
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Villa Doria Pamphili.
Museo delle Terme di Diocleziano.
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Museo delle Terme di Diocleziano.
Museo della Civiltà Romana.
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Museo della Civiltà Romana.
Venditore di adesivi magnetici, Piazza Sonnino.
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Venditore di adesivi magnetici, Piazza Sonnino.
Stadio dei Marmi.
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Stadio dei Marmi.
Bancarella di Libri, Roma centro.
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Bancarella di Libri, Roma centro.
Musei Capitolini.
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Musei Capitolini.
Palazzo Braschi.
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Palazzo Braschi.
Piazza Madonna de'Monti .
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Piazza Madonna de'Monti .
S. Maria del Popolo.
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S. Maria del Popolo.
MACRO, Roma.
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MACRO, Roma.
Chiesa di Dio Padre Misericordioso.
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Chiesa di Dio Padre Misericordioso.
Basilica di S. Maria Maggiore.
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Basilica di S. Maria Maggiore.
Roma, mostra d'arte alla Facoltà d'Ingegneria.
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Roma, mostra d'arte alla Facoltà d'Ingegneria.

KAPUTMUNDI

Ho un ricordo diverso di Roma. Erano gli anni cinquanta, gli immigrati dal Sud affluivano al Casilino, al Prenestino. I camion militari sostituivano gli autobus nelle giornate di sciopero. A Trastevere e a Testaccio la sera gli abitanti sedevano fuori dalle loro case, in strada, e parlavano ad alta voce. In qualche zona periferica si potevano ancora vedere palazzi sventrati dalle bombe. Il mondo era un po’ più semplice, Roma un po’ più normale, in un ritmo di vita che quasi si adattava al barocco delle chiese, al colore caldo delle vecchie case.
Non ho particolari nostalgie. Gli anni sono passati. Mi piace girare a piedi: certe giornate a Roma, in inverno, godono di una luce incredibile. La sindrome di Stendhal non è un’invenzione: si può star male per eccesso di bellezza. Così mi fermo a volte, come forse fecero Byron o Keats, a guardare i gabbiani volteggiare sul Tevere, e a volte viene da pensare che il mondo potrebbe essere perfetto. Tuttavia qualcosa è diverso, non sono le cose, che qui sono fortunatamente immutabili, è forse, invece, il senso della vita che si respira, forse è la mancanza stessa di un senso della vita che si percepisce guardandosi intorno. Così capita a volte, in questa frenesia, nelle nostre assurdità, di fermarsi a considerare questa massa di gente sconosciuta a se stessa e agli altri, gli scooters, i cellulari, le signore con SUV che masticano chewing gum ferme ai semafori alle otto del mattino, e viene da pensare che forse qualcosa si è guastato in tutta questa bellezza, che qualcosa è kaputt.
Kaputmundi. Non lo hanno mai ammesso, non si dice, ma deve essere che una notte Cinecittà è fuoriuscita, ha esondato lentamente nel resto della capitale, tutto è stato contaminato, e ormai è un set ovunque, baracconi da circo, comparse. Il risultato è una città diversamente bella, contraddittoria, a volte surreale. Cerco di registrare la faccia di questi tempi strani. Mi affascina guardare quello che accade, mi è ridicolo il solenne, mi è sacro il banale. C’è uno spettacolo in corso, reciti chi vuole.
Io sono il fotografo di scena.

"Ruggero Passeri si confronta con un tema fotografico parecchio frequentato e, nonostante l’affollamento visivo, vince la scommessa staccandosi dall’ovvio e distinguendosi per originalità e capacità narrativa.
Le sue fotografie conquistano l’osservatore sin dal primo sguardo. La sua ironia è coinvolgente e la sua leggerezza compositiva riesce a coniugare sacro e profano con evidente naturalezza. Kaputmundi è qualche cosa di diverso dal solito reportage sulla capitale d’Italia. E’ quasi un regesto di modalità e comportamenti del genere umano. Una raccolta di accelerazioni e di frenate improvvise. Il Paesaggio si fa sentimento e si lascia finalmente guardare senza presunzione. Passeri lo rende come possibile, accessibile. Semplice e alla portata di mano.
Per contro, i suoi personaggi, si trasformano in simboli eterni. Si incrociano e si integrano con naturalezza nella simbologia classica della città eterna. Ruggero Passeri sa dosare gli equilibri fra sorpresa e contemplazione. La frenesia del suo sguardo è pari alla sua curiosità. Del resto, Ruggero
conosce bene la specificità della fotografia. Sa che la realtà filtrata dall’obiettivo è sempre una visione parziale. Dunque, non è mai alla ricerca della verità. Non costruisce documenti. Lavora quasi per scatti singoli, che poi sa cucire dentro una storia unica: la sua.
Dentro queste immagini non c’è nostalgia. C’è la ricerca di un specchio magico, c’è la ricerca sé stesso e di tutti gli uomini e le donne distratti dalla bellezza del mondo e degli attimi fuggenti."
(Denis Curti, Presidente Fondazione FORMA)


"Lo scritto di presentazione di Denis Curti è certo la miglior guida per una corretta lettura della mostra di Ruggero Passeri all’Istituto Italiano di Cultura di Vienna. Una mostra, che avevo avuto il piacere di veder costruire attraverso un lungo ed appassionato lavoro di sperimentazione e stampa, compiuto dall’artista nei laboratori dell’Osservatorio della fotografia della Provincia di Roma ed in quello del Museo d’Arte Moderna e della Fotografia di Senigallia.
Lo scritto di Denis Curti è la miglior guida perché ha saputo cogliere il dato caratterizzante della parzialità, della forte personalizzazione del modo di fotografare di Ruggero Passeri. Un modo che costruisce e, nel contempo, destruttura il reportage, il filo narrativo complessivo, mediante la sovrapposizione di un approccio poetico, che postula l’ autonomia e la perfezione di ciascuna immagine in sè.
Del resto la stessa titolazione Kaputmundi è interpretata da Ruggero Passeri in maniera più leopardiana che dantesca, con ascensioni dal particolare all’universale, che fioriscono su intuizioni e illuminazioni di respiro esistenziale. Per aver vissuto in diretta con Ruggero Passeri, alcune fasi del suo sistematico lavoro, di ricerca, di sperimentazione, segnalerei, nel complesso itinerario espositivo, l’esito felicissimo delle stampe fine art infine ottenute. Ruggero Passeri è un fotografo e un artista, che ha vissuto dall’inizio il passaggio rivoluzionario, anche un po’ drammatico, per chi non risultava disposto a compromessi e concessioni, dalla fotografia ai sali d’argento al digitale, ricercando nel nuovo mondo, soluzioni qualitativamente alte e, soprattutto, corrispondenti alle esigenze linguistiche. Cosa non facile, come si sa, soprattutto per le stampe in bianco e nero. L’antologia romana di indimenticabili immagini, che consegue al diario di Passeri, attraversa,con continua stupefazione, ma senza sussulti di sorpresa, il susseguirsi di situazioni sempre in bilico tra monumentalità e quotidiano, tra sublime e minimale, tra storia e presente. Santi ed atleti marmorei, turisti, cittadini, in carne ed ossa, popolano gli esterni delle strade e gli interni delle chiese. Un intreccio che rappresenta, con inflessibile rigore intellettuale, l’ineffabile intrecciarsi e sovrapporsi di continuità e contraddizioni. Insomma Roma. Così come la sente Passeri, con poesia e serena ironia. La Roma, che ogni giorno, direbbe Bonito Oliva, tutti almeno un poco ci spettina."
(Carlo Emanuele Bugatti, Direttore dell'Osservatorio della Fotografia della Provincia di Roma)



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